La storia

Una famiglia contadina per la grappa.
Quattro generazioni di Berta

Quattro generazioni per la grappa, quattro generazioni per arrivare a creare la modernissima distilleria dei Berta di Roccanivo a Casalotto di Mombaruzzo, quattro generazioni che hanno inizio l’11 luglio 1866 con la nascita di Francesco Berta.

Era il tempo, quello, in cui Roma non era ancora capitale, in cui la Spedizione dei Mille si era appena conclusa e Vittorio Emanuele II era ancora Re d'Italia. Era il tempo della semplicità e della vita rurale, del sacrificio e del rispetto delle tradizioni.

Francesco Berta, come in tutte le famiglie contadine, lavora fin da bambino nelle vigne e in cantina, e con preveggenza e audacia, appena cresciuto si guarda attorno alla ricerca di clienti per vendere il suo prodotto. A ventidue anni sposa Erminia Barbero e dalla loro unione nascono nel 1889 Giovanni e nel 1905 Michele. Nel rispetto della tradizione contadina del tempo, che consigliava di non dividere la proprietà, Francesco decide di affidare al primogenito Giovanni il lavoro da lui intrapreso, mentre a Michele è data la possibilità di studiare e laurearsi in farmacia.

Negli anni Trenta, quindi, Michele apre una farmacia a Milano, mentre Giovanni continua il lavoro del padre, che verrà continuato e accresciuto dal figlio Paolo, con la fondazione nel 1947 della prima distilleria a Nizza Monferrato.

1888. Francesco sposa Erminia Barbero. La fatica, la manualità e la frugalità del mondo rurale di fine Ottocento non reprimono la volontà e la passione di Francesco, che in un momento in cui il “contadino” si accontenta di vivere in un’economia di sussistenza, sfida la tradizione alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali. 1913. Il giorno delle nozze di Giovanni e Paolina. Giovanni, uomo di grandi tradizioni, si è distinto all’inizio del secolo per la produzione di vini importanti: la nostra amata Barbera, la Freisa (premiata con la medaglia d’oro al concorso di Roma del 1908) e il Moscato d’Asti. Giovanni risulta, inoltre, essere tra i soci fondatori del Consorzio dell’Asti Spumante. 1920. La “Cascina Roccanivo” in una vecchia cartolina d’epoca. 1935. Il giovane Paolo in compagnia degli zii, Michele Berta e Giuseppina Rivolta. 1955. La famiglia Berta in un momento di pausa alla cascina Roccanivo di Casalotto.
 

La scelta del mestiere di farmacista

 
1948. In compagnia della sorella Maria e della vecchia Balilla, pronto a partire per la Liguria... la “Via del sale”.

L’indirizzo che Francesco sceglie per il lavoro di suo figlio è curioso per il tempo dato che tradizionalmente il secondo figlio veniva avviato al seminario, ma molto significativo per il futuro imprenditoriale della famiglia Berta.

La farmacia avviata da Michele costituiva un obiettivo ambizioso, anche se non era il grande negozio di oggi, rappresentava un ambiente dall’elevato prestigio, era luogo di cura, ma anche di ricerca in un campo così vasto da comprendere sia l’erboristeria sia la chimica. Era, poi, abituale la produzione artigianale di liquori con virtù benefiche e terapeutiche, resa possibile dalla collaborazione a distanza dei due fratelli. Giovanni gli forniva, infatti, la Barbera chinata e l’elisir di Moscato passito, proposti in bottiglia, ma anche a bicchiere in farmacia.

 

Si concretizzano le intuizioni di Francesco

L’apertura milanese della farmacia, esemplare per quei tempi, permette all’azienda vinicola dei Berta di Roccanivo di indirizzarsi verso nuove esperienze commerciali in città come Genova, Torino, Brescia, Bergamo, attivando, così, quei circuiti virtuosi tra produttore e consumatore che hanno consolidato per un secolo la civiltà del vino, non solo attraverso i rapporti fiduciari tra persone, ma anche grazie ad una preziosa mediazione di esercenti esperti e competenti. Le intuizioni di Francesco Berta avevano dato una sicura e moderna prospettiva alla famiglia, che nel frattempo si rafforza con la nascita dei nipoti Francesco, Teresina, Erminia, Maria e Paolo.

Il loro apporto positivo consente ai Berta di superare senza gravi difficoltà le terribili crisi del primo dopoguerra, che aveva penalizzato molto l’economia del vino. Proprio da Asti e da un sindaco che si chiamava Vigna, partì la battaglia nazionale contro il dazio metropolitano del vino, una tassa, detestata da contadini e consumatori, che mortificava i rapporti tra campagna e città. Affidata a società private si concretizzava, infatti, in ricatti ed estorsioni, tanto più che veniva riscossa prima della consegna del prodotto.

Ultimo di cinque figli, è Paolo a continuare e accrescere il lavoro del padre. Con grandi difficoltà e sacrifici ha l’opportunità di studiare e mentre infuria la seconda guerra mondiale si diploma enotecnico nel 1947 ad Alba. Decide, quindi, di integrare l’azienda di famiglia con l’apertura della “Distilleria Berta di Berta Paolo” a Nizza Monferrato. L’apertura coincide con il matrimonio di Paolo e Lidia Giovine. Strana coincidenza, destino o inevitabile circostanza, questa dolce unione determina una storia fondata sulla famiglia, che dà solidità e prospettive all’azienda. Storia sicuramente diversa se non fosse stata costruita solidamente sul nucleo familiare, sull’integrazione e sulla progressiva sostituzione delle generazioni.

1947. Paolo si diploma a pieni voti presso la Scuola Enologica di Alba, specializzandosi nella produzione di superalcolici. L’azienda vinicola lascia posto alla Ditta Berta, azienda di produzione di Grappe, Liquori e affini. 1950. La prima licenza per la vendita al pubblico di prodotti alcolici. 1950. Paolo (secondo da sinistra) davanti all’ingresso del laboratorio di trasformazione di Nizza Monferrato. 1952. La caccia al tesoro. Paolo “sponsorizza” le feste di Carnevale allo Scatting Ball di Nizza Monferrato omaggiando una bottiglia a tutti gli intervenuti. 1952. Il matrimonio tra Paolo e Lidia Giovine. Gli invitati posano davanti all’ingresso della casa di Nizza Monferrato, fatta costruire da Francesco alla fine del secolo scorso. È la sede storica della distilleria.
 

La strategia della qualità

1954. Paolo e Lidia vendono la Balilla per un più moderno e utile mezzo di trasporto. 1956. A marzo, nel giorno della festa delle donne, nasce il primogenito Gianfranco. 1960. A febbraio nasce il secondogenito Enrico. 1960. La famiglia è al completo. 1961. Lidia con Enrico, Paolo con Gianfranco insieme agli zii e ai cugini. 1961. Le eleganti bottiglie in argento e cristallo. 1961. Bottiglie in ceramica prodotte nella Repubblica di San Marino raffiguranti il Comune di Mombaruzzo e il territorio circostante.1965. Le grappe di Paolo e Lidia. 1975. Paolo Berta (primo a sinistra) alla fiera di San Carlo a Nizza Monferrato. 1978. Fiera Asti Artigiana. Paolo (primo a sinistra) e un giovanissimo Enrico (secondo a destra). 1979. Paolo in occasione della nomina a “Cavaliere delle Terre di Asti e del Monferrato”. 1979. Enrico negli uffici di Nizza Monferrato.

La strategia della qualità può essere definita come lo sfondo adottato dalla Distilleria Berta di Berta Paolo, può essere considerata il fil rouge che unisce e mette in contatto le quattro generazioni che nell’evoluzione, nello sviluppo e nella crescita non l’hanno mai abbandonata.

Dopo le prime esperienze di lavoro come enologo nelle case vinicole della zona, l’idea di Paolo è quella di produrre grappe e liquori ricercando nuovo valore aggiunto per i prodotti vinicoli dell’impresa familiare. Così facendo, passo dopo passo, la piccola distilleria fa conoscere i suoi prodotti all’estero in speciali bottiglie in ceramica e cristalli particolarissimi, grazie ai soggiorni di persone provenienti da Germania, Svizzera, America, Australia che nella vicina Canelli andavano a visitare le grandi industrie spumantiere, prime avanguardie del turismo d’affari.

In questo contesto Paolo e Lidia restano nella dimensione artigianale con l’obiettivo di mantenere e migliorare una qualità ormai persistente e consolidata.

Sono gli anni dell’esplosione economica in cui altre distillerie ad impronta industriale puntano sul grande mercato e sui numeri di vendita, sono gli anni in cui entrano in scena Gianfranco ed Enrico, figli di Lidia e Paolo, che con coraggio decidono di non adattarsi, di non accontentarsi, non si fanno attrarre dall’utile e dal guadagno immediato, dai grandi numeri. Continuano la tradizione di famiglia. Restano artigiani. Puntano alla qualità.

 

Il coraggio artigianale contro la potenza industriale

La famiglia Berta con costante impegno arriva all’ennesima svolta, l’invenzione e la proposta sul mercato di una nuova bottiglia, la Beuta Berta, un formato abituale nei laboratori di analisi che viene adottato dalla distilleria per dare un’immagine nettamente identificabile ai suoi prodotti. Una scelta che oggi possiamo considerare vincente, ma che allora fu difficile e rischiosa, in quanto significò abbandonare l’appetitoso mercato in grande espansione del futuro, quello della moderna distribuzione, per uno più piccolo, di nicchia. I Berta fiduciosamente compiono questo salto nel vuoto, rivolgendosi direttamente e personalmente al settore della ristorazione e al piccolo negozio specializzato. Una scelta che oggi è facile considerare matura e progressiva, ma che allora rappresentò l’accettazione di un lavoro faticoso e complesso, senza certezze di successo.

Erano gli anni Ottanta, gli anni in cui si definiscono i compiti: la produzione a Gianfranco, la commercializzazione a Enrico, il confezionamento delle belle bottiglie a Lidia mentre Paolo continua imperterrito a conservare alcune partite eccezionali di grappa, passandole di botte in botte, di barrique in barrique. E’ la storia di sempre, la storia di una famiglia, che compie continuamente scelte di lungo periodo, favorendo la crescita e la fortuna dei propri discendenti.

1980. La Beuta Berta, storico formato utilizzato dalla famiglia. 1981. Le prime fiere. I fratelli Berta con Simonetta, fidanzata di allora e attuale moglie di Gianfranco, alla fiera di Orzinuovi (BS). 1982. Enrico durante una delle numerose degustazioni degli anni Ottanta. 1982. Lo stand della Distilleria Berta di Berta Paolo e Figli. Fiera Città di Alessandria. 1983. Gianfranco e Simonetta alla fiera di Nizza.
 

La creazione dal nulla di un nuovo mercato

1984. Le innovative bottiglie degli anni Ottanta e i vetri soffiati. 1984. Le innovative bottiglie degli anni Ottanta e i vetri soffiati. 1984. Le innovative bottiglie degli anni Ottanta e i vetri soffiati. L’esterno della distilleria di Nizza Monferato. 1984. Durante la fiera di novembre a Nizza Monferrato, i Berta ricevono la visita di Piero Gros, campione olimpico di sci, e di Tiziano Bieler. Una rappresentanza della “Valanga Azzurra”. 1986. Le “riunioni” Berta. Immancabili le “bollicine”. 1988. Le DIstillerie di Nizza Monferrato al lavoro e le bacinelle di controllo grado. 1988. Le DIstillerie di Nizza Monferrato al lavoro e le bacinelle di controllo grado. 1989. Un reparto di affinamento di Nizza Monferrato. 1990. Riunione di famiglia: Paolo con il fratello e le sorelle. 1991. Roma. Gianfranco, Giovanni Goria, all’epoca Ministro dell’Agricoltura, e Giorgio Ruffolo, all’epoca Ministro dell’Ambiente, durante una presentazione di prodotti tipici piemontesi. 1995. Paolo, Gianfranco, Lidia e la piccola Annacarla. 1996. Montevideo - Uruguay: Gianfranco in compagnia dell’allora ambasciatore italiano in Uruguay, Alberto Boniver.

Sono anni di intenso lavoro, anni di ricerca applicata alle tecniche tradizionali di produzione, anni dedicati alla brillante costruzione di un nuovo mercato di cui si vanno a conoscere uno ad uno i partecipanti e i protagonisti.

Sono anni in cui accanto all’anonimo e freddo mercato creato dall’industria nella grande distribuzione, si sviluppa una catena solidale e amichevole di persone che incontrano la grande grappa, distillato forte e gentile che profuma di tradizione ma che interpretato in chiave modernissima è ricco di aromi, sensazioni ed emozioni di inebriante finezza.

Sono gli anni in cui i clienti, invitati da Enrico, cominciano a visitare la distilleria di Nizza Monferrato, consolidando un rapporto fatto prima di umanità che di convenienza economica, sono anni in cui ristoratori ed enotecari sono conosciuti personalmente da Gianfranco ed Enrico. Anni in cui i clienti sono amici, sono di famiglia.

Sono gli anni in cui la Distilleria Berta dei figli di Berta Paolo & C. Snc diventa l’attuale Distillerie Berta srl, sono gli anni novanta, più precisamente è il 1990, anno in cui Paolo e Lidia vanno ufficialmente in pensione, pur senza abbandonare la propria creazione.

Sono gli anni in cui Simonetta Ghignone sposa Gianfranco, accrescendo la forza lavoro dell’azienda familiare, di cui cura l’amministrazione, anni in cui nasce Annacarla nel 1989 e Giulia nel 1995, figlia di Enrico e di Elisabetta Malfatto. Sono gli anni in cui si conferma il ruolo delle donne nella famiglia/azienda Berta, rendendo il futuro di queste grappe sempre più femminile, non soltanto per il piacevole avvicinamento delle donne a questo prodotto ma anche per la proprietà.

Anni intensi di grande lavoro, di continua crescita e sviluppo incessante, sono tante le testimonianze, a partire dall’ampliamento della distilleria di Nizza Monferrato che si specializza con un impianto di caldaiette discontinue a vapore, passando per un nuovo sistema di conservazione della vinaccia, attraverso degli speciali contenitori ermetici che la mantengono sana e umida per tutto il periodo di lavorazione, per arrivare, poi, all’unicità del prodotto, determinata dalla complessità e dalla cura con cui avviene la lavorazione.

È proprio grazie alla sua unicità e alla passione dei fratelli Berta che sempre più mercati esteri si aprono all’importazione di questo prodotto. Oggi sono più di sessanta i Paesi che importano le grappe Berta.

 

Hastae

Comincia tutto bevendo Barbera nella taverna della famiglia Berta in una sera di luglio del 1997. Si parlava, come sempre di vino, della speranza della “grande vendemmia”, rafforzata dall’eccezionale maturazione anticipata che si poteva scorgere nei vigneti; non era una cena vera e propria, ma una ribota a base di pane, salame e robiole del territorio astigiano. Qualcuno faceva notare, con orgoglio divertito, il felice paradosso dell’Astigiano abituato a coniugare con nonchalance la tradizione centenaria delle osterie e il primato italiano dei ristoranti stellati. Era appena scomparso Guido Alciati, un uomo che aveva sempre creduto nella sua terra, con un amore ed un rigore che lo avevano portato ad essere uno dei più grandi ristoratori italiani.

Qualcuno aveva detto “Amare la nostra terra, questo è il punto”, un altro aveva aggiunto: “Amare la nostra storia, la nostra arte e la nostra cultura” e poi anche “Amare i nostri paesi, i nostri castelli e le nostre cascine” e ancora “Amare la nostra cucina, che cambia con le stagioni, fedele al ciclo della natura”, “Amare le nostre colline, le mammelle del monferrato -come scrisse Pavese- con i loro vigneti”. “Amare la terra di Asti e fare qualcosa per lei”.

Ecco il sogno di Hastae.

Il nome romano dell’antica città di Asti, universalmente nota come luogo simbolo del vino, viene scelto per designare questo consorzio e diventa il simbolo di un progetto che ha visto il coinvolgimento di sei famiglie di vecchia tradizione vinicola nella promozione dell’immagine del Barbera d’Asti e del territorio, sua origine.

A far parte del gruppo: Berta, Braida, Michele Chiarlo, Coppo e due case albesi, Vietti e Prunotto, quest’ultima parte del gruppo fiorentino Antinori.

Quorum è stato il simbolo dell’impegno comune, un vino e una grappa, ottenuto dal conferimento delle migliori uve Barbera che ciascuna delle famiglie ha prodotto nei propri vigneti. La Grappa è stata poi, la naturale chiusura del ciclo produttivo.

Un progetto, questo, che ha saputo suscitare l’interesse del mercato e ha permesso alle sei firme aziendali che ne facevano parte di concretizzare l’amore per il proprio territorio, la sua cultura e la sua arte, destinando parte degli utili a investimenti socio-culturali di grande rilievo e prestigio.

Hastae: Berta, Braida, Chiarlo, Coppo, Prunotto, Vietti, i produttori di Quorum.
 

Si apre la taverna alle riserve

1998. In alto da sinistra: Gianfranco, Enrico, Mario Cordero e Alberto Chiarlo. In seconda fila da sinistra: Simona Chiarlo, Paolo Coppo, Annacarla, Simonetta e Marco Reitano, Sommelier de “La Pergola” a Roma. In prima fila da sinistra Heinz Beck, Chef de “La Pergola” e Danilo Maffei. 1999. Gianfranco e Enrico in Taverna a Nizza con gli amici e i dirigenti della Juventus. 2002. Simonetta, Adelmo Fornaciari “Zucchero”, Annacarla e Gianfranco. 2000. Enrico e Gianfranco con Lidia e Paolo. 2004. Gianfranco ed Enrico con le mogli Simonetta ed Elisabetta e le figlie Annacarla e Giulia. La tradizione continua. 2007.Sergio Vastano, ospite delle Distillerie Berta. 2008. Il premio Nobel statunitense per la Chimica nel 2002, Prof. K. Barry Sharpless e signora con Enrico. 2010. Marc Storace, leader della band rock svizzera Krokus. 2009. Una troupe della trasmissione televisiva Overland viene a farci visita. 2011. Stefano Masciarelli e Flavio Montrucchio ospiti delle Distillerie Berta. 2012. Il grande volley italiano del Bre Banca Lanutti Cuneo alle Distillerie Berta: da sinistra Leandro Vissotto Neves, Gigi “Mastro” Mastrangelo, Gianfranco Berta, il capitano Wout Wijsmans e Simonetta Ghignone.

Si arriva così al 1994: l’azienda, ormai centenaria, si amplia ulteriormente e apre la taverna, non solo alla grappa Berta ma anche ai vini degli amici dei Berta. L’albo dei visitatori e degli appassionati grappaioli si allunga e si arricchisce di tanti amici provenienti dal mondo dello spettacolo e dello sport, artisti, scrittori, grandissimi ristoratori e nobili famiglie di vignaioli italiani.

Il 1994 è un anno di fondamentale importanza anche perché vede la nascita della prima selezione delle Riserve, grappe pregiate invecchiate per anni in piccole botti, le creazioni di Paolo. I Berta, non senza qualche timore, presentano queste novità al mercato, un mercato fatto di estimatori che ne decreta un immediato successo.

Sono cinque i prodotti. Roccanivo, la grappa di otto anni da vinacce pregiate di Barbera, è anticipatrice di un nuovo stile, fortemente firmato Berta, che fa scuola e si consolida anno dopo anno. Bric del Gaian, da vinacce di Moscato, anch’essa invecchiata per otto anni in piccole botti. Tre soli tre, da vinacce di Nebbiolo per otto anni in botte. Riserva del Fondatore Paolo Berta, venti anni di invecchiamento. Magia, distillato d’uva di dieci anni. Le bottiglie forti e aggraziate, raffinate nelle loro scritte in oro, custodite da cassette in legno scuro di noce. La novità dell’eleganza. L’eleganza del classico.

 

Le distillerie di Casalotto di Mombaruzzo

Nel 2002, l’indirizzo dei Berta recupera il toponimo di Roccanivo. È così, che l’impresa cambia domicilio per spostarsi là vicino, dove inizialmente la prima generazione vi aveva dato l’avvio. Nasce una grande struttura costruita con sobrio senso della misura sulle colline del vino, nelle quali si inserisce serenamente la casa della grappa, sul cui fregio compare il nome della famiglia. Aperta e confortevole è decorata con gli stemmi di tutti i paesi circostanti, in cui le lavorazioni sono guidate con maestria artigianale.

In un ambiente caldo e ovattato, gli alambicchi a corrente di vapore lavorano, in modo lento e oneroso, per trasformare le vinacce umide e profumate nel dolce ma potente nettare divino.

I visitatori sono accolti da un tetto di legno antico e da alcuni spaccati di paesaggio collinare tanto suggestivi da mozzare il fiato. Le Distillerie Berta non solo sono diventate una tappa di indiscussa importanza all’interno di itinerari che sempre maggiormente fanno confluire tra queste colline gli amanti dell’enogastronomia, ma continuano ad essere la meta di tanti amici provenienti dal mondo dello spettacolo e dello sport, artisti, scrittori, grandissimi ristoratori e nobili famiglie di vignaioli italiani; tutti legati a “quell’aroma inconfondibile dell’uva appena pigiata”.

Inverno e Primavera. Due vedute degli esterni. Inverno e Primavera. Due vedute degli esterni. Le due colonne in rame del Museo, punto di riferimento visibile, non solo dai paesi limitrofi, ma anche dal fondo valle. Le due colonne in rame del Museo, punto di riferimento visibile, non solo dai paesi limitrofi, ma anche dal fondo valle. La sala di degustazione.
 

Le sale di degustazione

Il salone. Il Salotto di ricevimento. Panorami innevati visti dalla Torretta. Panorami innevati visti dalla Torretta.

La cultura dell’accoglienza in casa Berta è tradizione antica e preziosa, così come lo è da sempre lo spirito di unione e di collaborazione con quanti operano per il territorio. Eleganti, raffinate, sentimentali, sono le grappe di oggi, le grappe che piacevolmente vengono degustate nei salotti dell’azienda.

Ecco quindi che la famiglia Berta apre le sale di degustazione per offrire la più ampia gamma possibile di prodotti tipici del territorio. A Casalotto di Mombaruzzo trovano la loro vetrina le eccellenze e le tante prelibatezze enogastronomiche delle colline di Astesana: tra queste non mancano gli amaretti di Mombaruzzo prodotti dalle Pasticcerie Berta e dalla storica Pasticceria Moriondo Carlo e presentati oltre che nella veste classica anche nella nuova versione alla grappa e nelle squisite varianti alla nocciola, al caffè, ai frutti canditi e ricoperti di finissimo cioccolato.